Scalfari, nel suo editoriale di domenica per Repubblica ha parlato del PD.
L’argomento principale erano le primarie del 25 ottobre ma un bel pezzo dell’articolo era dedicato a una sua valutazione di quel che è stato fino ad ora il Partito Democratico.
Se si può criticare, come fa lui, chi in un salotto politico usa il termine “cretino” nei confronti di Veltroni e D’Alema (il riferimento è a una frase di Giovanni Sartori ospite di “niente di personale” su LA7)
si può anche essere obbiettivi e riconoscere che la gestione del partito fino ad oggi è stata fallimentare, invece Scalfari si rifugia in una specie di realtà virtuale nella quale i fatti vengono “aggiustati” secondo i suoi gusti e le sue speranze, ad esempio scrive:
Nella campagna elettorale del 2008 il partito di Forza Italia arrivò al 37,5 per cento; il Pd guidato da Veltroni ottenne il 33,5 e tutti, fuori e dentro di esso, decretarono una solenne sconfitta. Invece non era stata una sconfitta: una formazione politica riformista con alle spalle pochi mesi di vita era arrivata a superare i risultati del Pci che, dalla segreteria di Natta in poi, non era mai riuscito ad andare oltre il 30 per cento.
A essere pignoli bisognerebbe far notare che il PD non ottenne il 33,5 ma il 33,2 , in ogni caso il risultato di quell’elezione va visto nel contesto.
Effettivamente può non sembrare poco il 33,2% se si considera che il PD dette di fatto la spallata al governo Prodi, in particolare grazie proprio al genio Veltroni che pensò bene di annunciare che alle prossime elezioni il PD avrebbe corso da solo, lo stesso Prodi descrisse gli effetti devastanti che ebbe quella dichiarazione durante un’intervista a “Che tempo che fa”.
Il 33,2 % fu considerato una sconfitta per diversi motivi, prima di tutto il PD era si, una formazione politica con pochi mesi di vita, ma allo stesso tempo non era propriamente un partito nuovo, ovvero nato dal nulla, in fin dei conti non era che l’unione di due formazioni politiche preesistenti che si erano già presentate insieme alle elezioni e avevano già il proprio elettorato, c’è poi da precisare che il PD non si proponeva come una formazione politica riformista, bensì come LA formazione politica riformista, l’idea di bipolarismo di Veltroni era infatti una scena politica dominata da due grandi partiti, uno di centrodestra, uno di centrosinistra, insomma, un modello all’americana. Da questo punto di vista è stato un fallimento, quindi non ha senso scrivere come fa lui:
Sembra un paradosso, ma un partito del quale tutti dicono che non esiste più o che è allo sbando, risulta quantitativamente il più forte della sinistra europea
Mi spiego meglio, Scalfari scrive anche:
Oggi i sondaggi sulle intenzioni di voto danno il Pd al 30 per cento. Non è molto ma è qualcosa se si pensa che un mese fa la più antica socialdemocrazia europea, l’Spd tedesca, ha ottenuto meno del 23 per cento
Ma il paragone con la Germania non regge dato che l’SPD non è l’unico partito di sinistra tedesco che abbia rappresentanza in parlamento, al 23,1% dell’SPD va aggiunto infatti il risultato degli altri due principali partiti di sinistra tedeschi, quindi con il 12,4% ottenuto da Die Linke e il 10,1 dei verdi si arriva al 45,6%
Se invece torniamo in Italia e sommiamo il 33,2% del PD (sforzandosi di considerare il PD come un partito di sinistra) al 4,4% di IDV (sforzandosi di considerare IDV come un partito di sinistra) arriviamo solo al 37,6%.
C’è una bella differenza, specialmente se consideriamo che la coalizione di destra, ovvero PDL più Lega Nord, nel complesso ha ottenuto il 46,8%, quasi dieci punti percentuali di scarto.
Scalfari parla di quel risultato come di un punto di partenza più che rispettabile, ma bisogna farsi due domande:
1- Valeva la pena farlo adesso questo nuovo partito? Ottenere “un punto di partenza più che rispettabile” a costo di regalare una larghissima maggioranza al peggior partito di centrodestra europeo (sempre più destra, sempre meno centro), alleato per di più con un partito estremista e xenofobo (e pericoloso) come la Lega, in modo da concedergli i numeri e tutto il tempo per finire di demolire il paese?
2 – Un punto di partenza per arrivare dove? Quali sono gli obbiettivi politici del Partito Democratico? Ha degli obbiettivi politici?
Gli elettori ancora oggi fanno fatica a capirlo, forse è un gigantesco problema di comunicazione o più probabilmente il PD ha le idee meno chiare del suo elettorato.
Attualmente l’unica forza del PD sembra essere quella di avere un’alternativa raccapricciante, per contrastare la quale c’è gente disposta a votare addirittura persone come D’Alema, Fassino, Rutelli, ecc… di contro la forza principale del PDL è avere un’alternativa attualmente inconsistente.
ottobre 21, 2009
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